Intercettazioni e carcere

Pubblicato: 2 March 2009, 10:07 am Add comments

Vittorio FeltriFeltri è un ottimo giornalista, ma l’altra sera, ascoltandolo durante la trasmissione Malpensa-Italia, m’ha fatto veramente incazzare.
La vicenda è abbastanza nota: il governo ha dato una regolata, anzi una “stretta” all’uso e abuso delle intercettazioni. E nel farlo ha imposto multe salate a quei giornali che dovessero pubblicarle (in una prima versione si era parlato anche di carcere).
A Feltri tutto ciò non va bene ed è iniziata una campagna stampa su Libero contro questo provvedimento.
Campagna stampa che mi fa uscire di senno soprattutto per un paio di motivi.

Innanzitutto partiamo dalla penosa situazione giudiziaria italiana: dipendesse dalle intercettazioni, l’Italia dovrebbe essere un paese di eccellenza. Invece non lo è. E a nulla valgono le spiegazioni di quelli che ti dicono che senza le intercettazioni non si sarebbero potuti arrestare i colpevoli dei crac Parmalat o i furbetti del quartierino etc etc recuperando tutti i soldi delle intercettazioni stesse. Infatti al netto dei soldi recuperati dalle indagini e di quelli spesi per le intercettazioni, vanno calcolati anche quelli “bruciati” indagando a “largo raggio”. Perché se è vero che la magistratura brucia soldi quando lavora, figuriamoci quando non lo fa, impegnata su “fronti” marginali: se gli investitori stranieri non… investono nel nostro paese è anche perché da noi la giustizia è un caos a tempo indeterminato.
Per non parlare poi dei danni causati a persone entrate nelle indagini per non si sa bene quali motivi: magari solo per aver sbagliato numero di telefono (altri soldi e credibilità persa).
O del senso di “appiattimento” che genera l’ascolto di queste migliaia di telefonate tutte uguali (alla fine hai proprio la sensazione che la “furbata” sia una cosa comunissima a cui solo gli stupidi non ricorrono).
Ed infine, quello che secondo me è più deleterio di questo modo di procedere indagando di tutto e di più, la perdita del senso di “responsabilità penale” che, in accoppiata alla mancanza della certezza della pena, è il vero problema del sistema giustizia italiano. Puoi anche colpire Ricucci una volta utilizzando migliaia di intercettazioni, comprese quelle tra lui e la sua fidanzata, ma se alla fine non lo metti in galera definitivamente per 30 anni, che hai risolto? Che Ricucci s’è lasciato con Anna Falchi, ma economicamente è ancora lì, potenzialmente, a far “danni”.
Tanto poi lo rilasciano oppure il processo scade per decorrenza dei termini.

Insomma da noi più che una magistratura “utile” al paese, abbiamo una magistratura “utile” a se stessa che indaga su chi le garba di più (o di meno) ed emette sentenze morali tramite giornalisti amici. Ma di lavorare seriamente a tavolino, garantendo processi rapidi e giustizia certa, se ne fotte tranquillamente.
E arriviamo ai “giornalisti amici” dei magistrati.
Ora non vi starò a dire che a me son dispiaciuti i resoconti del Giornale e di Panorama sulle telefonate di Prodi e compagnia. Ovviamente anche io sono vittima del piacere dell’osservare la vita altrui dal buco della serratura. Però che me n’è tornato indietro? Il sapere che Prodi si facesse gli affaretti suoi? e allora?
A parte questo evanescente piacere, non sarebbe meglio che la giustizia facesse il suo corso senza questa ricerca spasmodica dell’approvazione popolare? Non dovrebbe anzi funzionare proprio così?

Ma tant’è… torniamo a Feltri.
Perché m’ha fatto tanto incazzare? Per due motivi: innanzitutto perché molti giornalisti si sentono sempre un po’ i “giudici finali delle umane cose” (e fin qui non ci sarebbe nulla di male), rivendicando questo loro diritto (e questo è male). Invece di dare le notizie, devono dare “verdetti” e “sentenze”.
Eppoi perché non puoi fare per anni una campagna stampa contro la “casta” eppoi essere tu il primo a chiedere “privilegi”. Insomma, perché mai un giornale dovrebbe avere il diritto di pubblicare tutte le intercettazioni, sia che c’entrino con l’inchiesta sia no, prima della sentenza? Ma quale diritto hanno? Finché una persona non è stata condannata, anche per lei dovrebbe valere il principio di “non colpevolezza”. E da quando in qua i giornali hanno il diritto di pubblicare le telefonate di persone “innocenti”? Ma non lo sanno che esiste un diritto alla privacy?
Ed anche dopo la condanna non è detto che tutte le intercettazioni debbano essere pubblicate: anzi…
Invece per Feltri no: su qualunque cosa un giornalista mette le mani, deve pubblicarla per “diritto di cronaca”.
E guai a mettere in carcere un giornalista: proprio i giornalisti che chiedono il carcere per tutti.
Bella casta!
Complimenti!

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2 Responses to “Intercettazioni e carcere”

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  1. Gravatar
    lm Says:
    1

    una volta con degli amici facemmo una piccola ricerca: in termini relativi (ai lettori) l’Italia era il paese con il maggior numero di carta stampata.

    se non mettono le intercettazioni e le risposte al giudice di Vittorio Emanuele, non riescono a far crescere le copie vendute.

    Plaudo – con l’amaro nello stomaco, così come succederebbe a Gramsci – all’iniziativa di Soru per l’Unità: se il giornale non ha lettori, basta, fine, niente più pubblicazione delle schifezze e degli origliamenti.

  2. Gravatar
    kagliostro Says:
    2

    Ma questo è quello che pensano loro, perché ad es. io trovo interessantissimi gli articoli pieni di info di Carioti, Seminerio e compagnia. Oppure gli editoriali di Ferrara.
    Quando leggevo gli articoli con le intercettazioni non ci capivo una mazza. Anche perché le telefonate sono cose lunghe: devi conoscere tutti i retroscena.

    E sinceramente non capisco la posizione di Feltri visto e considerato che cmq dovrebbe essere un “liberale”. Mah
    Sul tema c’è pure un articolo di Battista.

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