Finanziare la cultura ed i giornali

Pubblicato: 26 February 2009, 9:58 am Add comments

Teatro della ScalaQualche giorno fa Alessandro Baricco, noto scrittore di sinistra, ha lanciato un appello affinché il governo interrompa i finanziamenti alla cultura (detto papale papale).
Vi dico da subito che il pezzo merita davvero: ovviamente contiene anche qualche “piccola bugia” (dice di voler essere “breve” ed invece è un mattone :grin: ), però l’analisi è lucida, pulita, a tratti impietosa nel delineare una situazione culturale tetra nonostante il fiume di denari buttato.
Io mi limito a segnalare che Baricco si spinge anche a criticare il Moretti Nanni che vede la “colpa” di tutto in Berlusconi (quando per Baricco, Berlusconi è solo l’effetto e non la causa… ma tant’è, è già un progresso per quell’area politica) e a ricordare un episodio curioso avvenuto durante i primi anni del 2000 (2002? 2003?) quando gli intellettuali capeggiati da(llo straricco) Benigni iniziarono la solita lagna sulla carenza di fondi alla “cultura”.
Siamo forse ad un vero e proprio cambio di stagione politica?
Questa sortita di Baricco è un altro dei segnali che la sinistra sta guarendo dal “collettivismo”? che stiamo entrando in un periodo di “normalità” in cui gli artisti fanno gli artisti, i sindacalisti fanno i sindacalisti ed i politici fanno i politici?
Speriamo, perché il pensare con la propria testa e non eterodiretti da un “capo” o da un partito, non può non portare ad un grande periodo di benessere.
Soprattutto adesso che finalmente stiamo per avere le nostre centrali nucleari :grin:

Ma, al di là della querelle sociologica sul rapporto a sinistra fra “artisti e politica”, mi premeva parlare di questa cosa, anche perché da mesi si dibatte sui finanziamenti ai giornali. Un querelle che dapprima ha toccato i giornali della sinistra “radicale” (come il Manifesto), poi il Foglio, adesso anche il Romanista
Che si fa? i giornali li lasciamo crepare?
Non lo so… oggi si stanno diffondendo molto velocemente nuove tecnologie (diciamo il Kindle 2 anche se a me fa un po’ schifo sia come “giocattolo” che come esempio) che consentiranno presto di abbattere il prezzo del prodotto e della sua distribuzione: dunque prorogare i finanziamenti ai giornali “di carta” (come ha fatto il governo Berlusconi) potrebbe anche portare a non investire sulla rivoluzione digitale nell’ambito della distribuzione dei contenuti. Ci si fossilizza sul fatto di avere 300.000 librerie o edicole “che non possono chiudere per motivi affettivi” e si rimane al palo.
Ma l’idea della detassazione anche se non mi fa impazzire, non mi fa nemmeno gridare allo scandalo: non a caso negli States si applica proprio questo sistema.
Insomma… che famo?

Altri articoli da leggere sono:
- Fondi o non fondi, Baricco e Cerami si tirano addosso verdura cotta (Il Foglio)
- Teatro, Muti applaude Baricco (La Repubblica)
- Sono d’ accordo e lo dirò al ministro Bondi (La Repubblica)

Non c’entra niente, ma visto che è una nota di buonumore per i centrosinistri disperati dall’elezione di Franceschini, mi pare giusto segnalarvela :grin:

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12 Responses to “Finanziare la cultura ed i giornali”

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  1. Gravatar
    Cachorro Quente Says:
    1

    La provocazione di Baricco è interessante, ma ci sono delle forme di espressione culturale che hanno bisogno di un aiuto per sopravvivere: ad esempio la musica lirica.

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    kagliostro Says:
    2

    AUAUAUUAU, Cachorro, lassà sta la musica lirica: qui a casa mia mio padre ci costa un PATRIMONIO in abbonamenti ai concerti e collezioni di cd :grin: :grin: :grin:
    Mi ci manca pure pagare altre tasse per il finanziamento pubblico alla lirica.
    Semmai io farei come dice BAricco: un po’ di detassazione ed un po’ di soldi per CONSERVARE quello che può andare perduto.
    PErò le nuove produzioni dovrebbero QUANTOMENO iniziare un percorso di ricerca di fondi privati.
    E soprattutto bisognerebbe TAGLIARE i contributi a quei registi che producono cazzate e che al botteghini fanno FLOP miserrimi. Ecco la volta dopo a quel regista gli si segano i contributi. :wink: :wink:

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    Mauriziosat Says:
    3

    MERCATO LIBERO
    quello che non piace …………..muore…… amen
    .
    SE a qualche melomane piace l’opera……….SI PAGASSERO IL BIGLIETTO.
    .
    BRODWAY non è finanziata dallo stato ……………eppure fa cose egregie e la gente fa la fila per andarci.
    .
    SONO STATO A NY questa estate………..per andare a vedere IL FANTASMA DELL’OPERA c’era una fila di un’ora.
    per fortuna avevo già i biglietti.
    lo spettacolo è stato eccezionale ……….e lo stato non butta i propri soldi .
    .
    basta con i finanziamenti pubblici a spettacoli ed editoria.
    .SOPRATTUTTO NIENTE SOLDI AL CINEMA….. che produce porcherie

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    Cachorro Quente Says:
    4

    All’opera la gente ci va, eccome… ti assicuro che a parte per gli spettacoli più pacchi i teatri si riempiono.
    Ma da un punto di vista economico (oltre che artistico, ma questa è una mia opinione personale) non c’è paragone con il musical, che è una macchina per fare soldi e che può essere interpretato da qualsiasi cantante di belle speranze… certo strizzando un po’ i budget, aumentando parecchio il costo dei biglietti, moltiplicando gli spettacoli per ogni opera in cartellone e allestendo solo lavori di grandissimo richiamo (La Tosca, La Traviata) ci potrebbe essere un ritorno di euro, ma che tristezza…
    Non sarà il massimo del liberalismo ma il teatro lirico fa parte della storia del nostro paese e mi pare giusto che sopravviva, non solo nelle grandi città e anche a prezzi accessibili per uno studente o un melomane pensionato.

    Il mercato libero non è un dogma per me, anzi… il finanziamento pubblico ai film visti i risultati andrebbe abolito (piuttosto investiamo nella formazione di registi e attori, per creare una scuola che sia competitiva all’estero come negli anni d’oro del cinema italiano), ma se per timor panico di utilizzare soldi pubblici nella tutela della cultura dovessimo ritrovarci solo con il Fantasma dell’Opera e i multiplex mi viene da piangere (a Trieste ha chiuso il cinema migliore, e non certo per mancanza di spettatori, ma perchè il proprietario dell’edificio voleva triplicare l’affitto… e nel frattempo la polizia vessa i locali che, tra l’altro con grande successo di pubblico, mettono un po’ di musca decente, però in zone residenziali che stanno venendo rivalutate… non è tanto una questione di soldi ma di atteggiamento, questo paese si sta intristendo e provincializzando).

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    Cachorro Quente Says:
    5

    P.S. d’accordo comunque sulla detassazione con Kagliostro: come dice giustamente anche Zeffirelli (dopo aver dato ragione a Zeffirelli posso direttamente votare Lega e cominciare a uscire di casa con le mutande sopra i pantaloni) sui finanziamenti pubblici ci mangia una pletora di parassiti.
    Il tutto sempre cum grano salis, non si può lasciare tutto al mercato ma neanche finanziare teatri che mettono in scena recital di Stockhausen per platee completamente vuote.

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    kagliostro Says:
    6

    Vero. Mia sorella non vede l’ora di tornare a Londra per riandare a vedere musical tutti i giorni (ci va a Pasqua e si porterà dietro mia mamma).
    E quindi siamo d’ccordo MAurì che il mercato libero non solo funziona, ma addirittura permette una scrematura ed un livellamento verso l’alto.

    Però ad es. un conto è il finanziamento DIRETTO ad un film o ad un’opera lirica, ben diverso sarebbe la possibilità per uno studente di andarla a vedere risparmiando qualcosina sul prezzo finale del biglietto.
    Mio padre giustamente si può permettere di andare a tutti gli spettacoli di musica che vuole, ma già per me sarebbe diverso.
    Un conto uno che si fa l’abbonamento, un altro comprare il biglietto intero.

    Idem per giornali e libri. L’abbonamento al Foglio costa una caterva di soldi. Già poter detrarci le tasse farebbe una certa differenza.
    :?: :?:

    Insomma non è affatto vero che si può vivere solo di finanziamenti pubblici. Se autori, registi produttori ed editori fossero intelligenti lo Stato potrebbe risparmiare un SACCO di soldi e al tempo stesso incentivando la partecipazione ad eventi culturali.
    Perché non lo fanno proprio non si sa :?: :?: :?: :?:

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    Velenero Says:
    7

    Speriamo che arrivi pure la stagione in cui gli imprenditori fanno gli imprenditori…

    Intanto Soru ce lo siamo tolto dai coglioni…

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    kagliostro Says:
    8

    @Vele: ma non ti piaceva Soru? e cmq magari lui è un po’ antipatico.
    Però Illy non è affatto male, anzi… io lo vorrei pure nel PDL uno come Illy.
    Vabbé che al nord-nord hanno tutto un altro carattere (e magri un’altra serietà).

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    Velenero Says:
    9

    A me Soru piaceva, ma sono più che convinto che durante la sua presidenza, si sia fatto abbondantemente i cazzi suoi, così come Illy e tutti gli altri imprenditori in politica.

    Io li manderei a casa tutti, a destra e a sinistra… oppure applicherei un Blind Trust, come in America (vedi quel signore di Bloomberg e il suo stipendio simbolico)

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    Frank77 Says:
    10

    Considerando i risultati ottenuti da Soru come imprenditore non credo che i dipendenti saranno contenti di vederselo tornare in azienda :cann:

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    Cachorro Quente Says:
    11

    Illy è stato un sindaco molto importante per Trieste. Come presidente di Regione il giudizio è in generale negativo, poi io seguo la politica locale molto poco.

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    kagliostro Says:
    12

    :grin: :grin: :grin:
    Però quello che io non sapevo è che Soru non ha mai VENDUTO i suoi titoli. Quindi ‘sto tizio era arrivato ad avere una fortuna di 10 miliardi di euro di azioni Tiscali che alla fine della giostra gli sono rimaste in mano ed ora valgono solo 100 milioni.
    Un bel coraggio…

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