La vicenda Alitalia pare riservare ancora nuove sorprese.
Sinceramente credo che nemmeno Hitchcock potesse immaginare un finale trilling di questo tipo.
Certo è che i dipendenti Alitalia mi stanno mettendo paura: nonostante siano ad un passo dal licenziamento in tronco, nonostante i creditori stiano per togliere alla compagnia pure gli ultimi litri di benzina, questi continuano a scioperare e a chiedere il mantenimento di privilegi che nel resto del mondo si sognano (leggere qui da DAW per credere).
E se consideriamo la congiuntura economica negativa a livello mondiale e le previsioni di tracollo di molte compagnie low-cost causa rialzo del prezzo del petrolio, davvero non si capisce quali siano le loro alternative nel caso di fallimento dell’Alitalia…
Debbo dire che questa vicenda mi ha ricordato molto quando a dicembre e gennaio Pecoraro e Giordano continuavano ad avanzare richieste a Prodi e quello alla fine è saltato…
Salterà pure Berlusconi?
O salterà la cordata? perché se i piloti ed i dipendenti si dimostrano così “intransigenti” (vorrei stupidi, ma stiamo sempre parlando di padri di famiglia), qual è l’imprenditore così pazzo da accollarsi persone che sono capaci di fare sciopero a luglio e agosto quando una compagnia di volo fattura il suo massimo?
Da leggere anche quest’altro pezzo di Rizzo per il Corriere della Sera (grazie a Gierrelle per la segnalazione)
TRUCCHI E SEGRETI DELLA CASTA VOLANTE…
Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera”
C’era una volta una compagnia aerea che perdeva 25 mila euro l’anno per ognuno dei suoi dipendenti. Che aveva 5 (cinque) aerei cargo sui quali si alternavano 135 (centotrentacinque) piloti.
Che arrivò ad avere un consiglio di amministrazione composto di 17 poltrone: tre per i sindacalisti e una assegnata, chissà perché, al Provveditore generale dello Stato, l’uomo incaricato di comprare le matite, le lampadine e le sedie dei ministeri. Che istituì perfino una commissione di otto persone per decidere i nomi da dare agli aeroplani: e si possono immaginare i dibattiti fra i sostenitori di Caravaggio e quelli di Agnolo Bronzino.
Che in vent’anni cambiò dieci capi azienda, nessuno uscito di scena alla scadenza naturale del suo mandato. E che negli ultimi dieci anni ha scavato una voragine di tre miliardi chiudendo un solo bilancio in utile, ma unicamente grazie a una gigantesca penale che i preveggenti olandesi della Klm preferirono pagare pur di liberarsi dal suo abbraccio mortale. C’era una volta, appunto. Perché una cosa sola, mentre scade l’ultimatum di Augusto Fantozzi, è certa: quella Alitalia lì non c’è più.
La corsa disperata di cui parlò Tommaso Padoa-Schioppa quando ancora confidava di poter passare la patata bollente ad Air France, dicendo di sentirsi come «il guidatore di un’ambulanza che sta correndo per portare il malato nell’unica clinica che si è dichiarata diposta ad accettarlo», è comunque finita. E con quell’ultimo viaggio, fallito in modo drammatico, si è chiusa un’epoca. Con un solo rammarico: che la parola fine doveva essere scritta molti anni prima. Se soltanto i politici l’avessero voluto.
Già, i politici. Ricordate Giuseppe Bonomi? Politico forse sui generis, leghista e oggi presidente della Sea, ora ha chiesto all’Alitalia 1,2 miliardi di euro di danni perché la compagnia ha deciso di lasciare l’aeroporto di Malpensa. Anche lui è stato presidente dell’Alitalia: durante la sua presidenza la compagnia prossima ad essere «tecnicamente in bancarotta», per usare le parole del capo della Emirates, Ahmed bin Saeed Al-Maktoum, sponsorizzò generosamente i concorsi ippici di Assago e piazza di Siena. Alle quali Bonomi, provetto cavallerizzo, partecipò come concorrente. Ma senza portare a casa una medaglia. Ritorno d’immagine? Boh.
E ricordate Luigi Martini? Ex calciatore della Lazio, protagonista dello storico scudetto del 1974, chiusa la carriera sportiva diventò pilota dell’Alitalia. Poi parlamentare e responsabile trasporti di Alleanza nazionale: ma senza smettere mai di volare. Per conservare il brevetto gli fu concesso di mantenere anche grado e stipendio. Faceva tre decolli e tre atterraggi ogni 90 giorni, quando gli impegni politici lo consentivano, pilotando aerei di linea con 160 passeggeri a bordo. Inconsapevoli, probabilmente, che alla cloche c’era nientemeno che un parlamentare in carica. Questa sì che era degna di chiamarsi italianità.
In quale altro Paese sarebbe stato possibile? Domanda legittima anche a proposito di quello che accadde nel 2002, quando con la benedizione di Claudio Scajola venne istituita una linea quotidiana Alitalia fra Fiumicino e Villanova D’Albenga, collegio elettorale dell’allora ministro dell’Interno. Numero massimo di passeggeri, denunciò il rifondarolo Luigi Malabarba, diciotto. Dimesso il ministro, fu dimessa anche la linea. Ripristinato il ministro, come responsabile dell’Attuazione del programma, fu ripristinato pure il volo: in quel caso da Air One, con contributi pubblici. Volo successivamente abolito dopo la fine del precedente governo Berlusconi e quindi ora, si legge sui giornali, riesumato per la terza volta.
Ma politici e flap in Italia hanno sempre rappresentato un connubio spettacolare. Lo sapevano bene i 9 sindacati dell’Alitalia, che non a caso nei momenti critici, ha raccontato al Corriere Luigi Angeletti, regolarmente pretendevano di avere al tavolo il governo, delegittimando la controparte naturale, cioè l’amministratore delegato. E i ministri regolarmente si calavano le braghe.
Forse questo spiega perché mentre tutte le compagnie straniere, alle prese con le crisi, tagliavano il personale e riducevano i costi, all’Alitalia accadeva il contrario. Nel 1991, dopo la guerra del Golfo, si decisero 2.600 prepensionamenti.
Poi arrivò Roberto Schisano, che diede un’altra strizzatina, e i dipendenti scesero nel 1995 a 19.366. Armato di buone intenzioni, Domenico Cempella nel 1996 li portò a 18.850. Nel 1998 però erano già risaliti a 19.683. L’anno dopo a 20.770. E nel 2001, l’anno dell’attentato alle Torri gemelle di New York, si arrivò a 23.478. Poi ci si stupì che per 14 anni, fino al 1999, fosse stato tenuto in vita a Città del Messico, come denunciò l’Espresso, un ufficio dell’Alitalia con 15 dipendenti, nonostante gli aerei avessero smesso di atterrare lì nel lontano 1985. Come ci si stupì che gli equipaggi in transito a Venezia venissero fatti alloggiare nel lussuoso Hotel Des Bains del Lido, con trasferimento in motoscafo. O che per un intero anno (il 2005) la compagnia avesse preso in affitto 600 stanze d’albergo, quasi sempre vuote, nei dintorni dell’aeroporto, per gli equipaggi composti da dipendenti con residenza a Roma ma luogo di lavoro a Malpensa.
Per non parlare della guerra sui lettini per il riposo del personale di bordo montati sui Jumbo, al termine della quale 350 piloti portarono a casa una indennità di 1.800 euro al mese anche se il lettino loro ce l’avevano. O dell’incredibile numero di dipendenti all’ufficio paghe del personale navigante, che aveva raggiunto 89 unità. Incredibile soltanto per chi non sa che gli stipendi arrivavano a contare 505 voci diverse.
Tutto questo ora appartiene al passato. Prossimo o remoto, comunque al passato. Della futura Alitalia, per ora, si conosce soltanto il promotore: Compagnia aerea italiana, Cai, stesso acronimo di un’altra Cai, la Compagnia aeronautica italiana, la società che gestisce la flotta dei servizi segreti. E le cui azioni, per una curiosa e assolutamente casuale coincidenza, sono custodite nella SanPaolo fiduciaria, del gruppo bancario Intesa SanPaolo, lo stesso che supporta la cordata italiana per l’Alitalia.
Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera”
Popularity: 3% [?]
13 Responses to “Azzecca la trattativa”
Add commentsLascia un commento
NOTA: è possibile modificare un commento entro 1 ora dalla pubblicazione (cliccare sul testo del vostro commento per entrare in modalit editor)







Ciao Kagliostro, nel caso ti fosse sfuggito ti segnalo questo articolo di Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera”, riportato da Dagospia.
http://dagospia.excite.it/arti.....43517.html
Grazie Gierre!
Adesso lo aggiungo subito al post.
Certo che di sprechi in Alitalia ce n’erano proprio troppi… mammamia che schifo
Sento i piloti e il personale di volo parlare di dignità, ma da quel che ho letto sembra che siano i dipendenti di una conpagnia aerea meglio retribuiti in Europa e forse nel mondo (mi farebbe piacere se qualcuno mi smentisse).
Per non parlare poi delle loro indennità e dei loro privilegi che possono fare invidia ai nostri deputati…
Forse bisognerebbe ricordare loro quel proverbio arabo che dice:
“L’avido è un calvo che pretende un pettine.”
Hasta la vista.
Bella la metafora sul calvo: sono sicuro che Berlusconi la apprezzerebbe moltissimo
Non ti sembra che sia una lettura semplicistica? secondo te i piloti sono scemi, tra una riduzione di lavoro e il restare disoccupati non sono capaci di scegliere? Non ti sfiora il dubbio che ci sia dell’altro?
Perchè i dipendenti Alitalia vogliono far fallire la trattativa?
Purtroppo la risposta è molto semplice,e la si trova nelle parole di questa hostess:
«A questo punto – dice una hostess di terra da 19 anni in Alitalia – preferisco che la trattativa fallisca, così mi mettono in mobilità e, anziché prendere 1.100 euro al mese così come mi è stato prospettato, mi daranno l’80 per cento degli attuali 1.550 euro. Una cifra, che seppur non faraonica, mi permetterà di pagare il mutuo della casa».
Scemi? e perché? sono riusciti a prendere più soldi di tutti i loro colleghi per tutti questi anni lavorando meno degli altri. Sono tutto meno che scemi.
E non ho mai pensato ad una spiegazione semplicistica: se paghiamo 135 piloti per 5 cargo, ci sarà una spiegazione DA PAURA
Ed anche se sono propenso a credere che in tutta la vicenda ci sia lo zampone dei peggiori sindacati del mondo, in ogni caso il dubbio che i piloti non abbiano capito che stanno per fallire, un po’ ce l’ho
Però come sai altre spiegazioni qui sono benvenute!
Beh Frank, è la spiegazione migliore che abbiamo.
Però quella hostess ha considerato che andando in mobilità poi le sarà difficile trovare un altro posto considerando il periodo di crisi?
E che in mobilità non ci potrà stare tutta la vita?
Una spiegazione te l’ha data Frank, e mi sembra pure una spiegazione razionale. I piloti hanno capito benissimo che stanno per fallire, e credo che stiano valutando se a loro convenga di più fallire o lavorare per una compagnia che nasce moribonda. Le cose non sono sempre nere o bianche, specialmente quando si trattano problemi così complessi. Io rimango convinto, che per le mie tasche di cittadino tassato e di utente dei voli aerei, convenga che Alitalia fallisca, nel caso contrario mi rassegnerò a pagare la mia parte di tasse per far contenti tutti, e a pagare molto di più i biglietti aerei quando mi sposterò in Italia, cercando per quanto possibile di muovermi in automobile. Di sicuro non faccio parte della gente che esulta quando glielo mettono in quel posto.
Kagliostro, per quanto riguarda l’esempio della hostess: ammesso che la assumano in nuova Alitalia, sono pronto a scommettere una discreta somma che non ci starà per tutta la vita, magari ci starà meno di quanto starebbe in mobilità.
La spiegazione di Frank è parsa ragionevole pure a me.
Però c’è sempre il fatto che se l’Alitalia fallisce per colpa dei piloti o di chicchessia, la vedo dura pensare di trovare un posto di lavoro in un mercato dove fallisce una lowcost al giorno.
Tra l’altro non è che le alternative garantiscano questi stipendi da paura: lasciano l’Alitalia per uno stipendio basato sulla produttività e dove vanno? in un’altra compagnia con stipendi basati sulla produttività?
Ma sono sicuri che il mercato riuscirà a riassorbirli tanto presto? o che un fallimento della trattativa non faccia incazzare il governo che poi ci penserebbe 2 volte prima di affannarsi un’altra volta per loro?
In un altro periodo con l’economia in buona salute, certi ragionamenti sarebbero pure stati ragionevoli: ma adesso, con questa crisi, a me pare spericolato mettersi a fare gli acrobati.
Meglio un uovo al giorno che una gallina domani…
Intanto se è vero quel che si legge, hanno guadagnato 1000 posti in più alla faccia nostra.
Solo mille? e le voci su una diktat a Guarguaglini a riassumerne tutti i restanti in Finmeccanica???
Gli unici che verranno lasciati in mezzo ad una strada saranno i dipendenti sottopagati di Airone… una vera e propria vergogna.
E nonostante tutte queste premure continuano a protestare e a minacciare scioperi… mah…