Oggi è più facile essere di “destra”?

Pubblicato: 25 October 2006, 8:35 am Add comments

Camillo giorni fa criticava Michele Serra in questo modo:

L’umoralista
Il problema di Michele Serra, vedi anche oggi, è questo: è sinceramente convinto che ci sia un’egemonia culturale della destra fascista.
In fondo si tratta della sua migliore battuta da dieci anni.

Ma è davvero una battuta?
Mettendo da parte il “fascista”, il resto non è molto lontano dalla realtà .
Un’egemonia culturale della “destra”?
Sì.
Egemonia culturale della parola Libertà che non manca mai in nessun discorso e che è di gran lunga più presente nel vocabolario di uno di destra che in quello di uno di sinistra.
Oggi la Destra si identifica e viene identificata come il Partito della Libertà e del Liberismo (anche se alla prova dei fatti alcune riforme liberali sono “mancate” nei passati 5 anni).
E se confrontata con la sinistra attuale non può che essere così.
Grazie a Berlusconi però.

E’ stato Berlusconi che ha strappato il vessillo del valore della parola “LIBERTA’” dalle mani di una sinistra che l’aveva relegata al mero ruolo di “libertà dal fascismo con le armi”.
E attorno a quella Libertà , Silviuccio ha costruito la nuova Destra.

Non poteva essere diversamente: per dare una “svolta” alla Destra, il nuovo “architetto” doveva incarnare fisicamente quei valori.
Solo sulla persona di Berlusconi in quanto plurimiliardario, editore di successo, padrone delle tv private nazionali, costruttore di Milano 2 e non di squallide bettole pericolanti, presidente del Milan dei record etc etc etc, quella parola “Libertà ” ha assunto un connotato nuovo per l’Italia e per l’Europa, con tutto quel che ne è conseguito.

Fino al 2001, quando, grazie a quella prima “mutazione”, è stato possibile approdare alla versione odierna che fa (o dovrebbe) della Destra italiana una realtà che si muove nel solco della tradizione conservatrice repubblicana americana (marcando anche differenze nette dovute al “luogo” o alle circostanze).
Libertà che è stata coniugata alla perfezione con il concetto del “fare”: infatti a cosa serve la Libertà seppoi non si vuole realizzare nulla? Né ponti, né strade, né riforme. Ed anche qui una profonda divisione fra la destra che fa e la sinistra che non fa.
Il modello Bassolino contro il modello Formigoni.
La destra è Libera e dinamica, la sinistra è chiusa e ferma attorno a modelli di 50 anni fa.
E purtroppo per lei quando poi si “muove” lo fa rincorrendo le idee di Berlusconi e della Destra, sconfessandosi però per averle criticate fino a due giorni prima.

Volenti o nolenti, dirsi berlusconiani è stato per un lungo periodo molto più duro che dirsi democristiani: la sinistra ha avuto gioco facilissimo nel parallelo Berlusconi-Mussolini ed ha investito tutte le sue risorse dipingendo Silvio come un mostro.
Il guaio (ma forse non così grave) è che l’estremizzazione ha portato a dipingere come un mostro anche il concetto stesso di Libertà che Berlusconi ha posto al centro del dibattito politico.
La sinistra in questi anni si è spaccata come una mela tra riformisti e comunisti: i primi non se la sentono di “rinunciare” a quel valore per lasciarlo a Berlusconi.
Anche a costo di rivalutare Berlusconi.
I comunisti no, perché la lotta contro il “diavolo di Arcore” è parte della loro storia quasi quanto quella contro Mussolini: anzi di più visto che Berlusconi è anche il ponte con l’America di Bush e del capitalismo (cosa che non era Mussolini) e con cui ogni comunista sente un debito morale per le note vicende della guerra fredda (contro Mussolini hanno vinto, contro gli americani se la sono presa in culo ;) ).

C’è un’egemonia di “destra” dunque?
Sì, nel senso che oggi è la sinistra rincorre la destra parlando di “riformismo” in senso “liberale”: ma riformismo de che? I guai dell’Italia sono le politiche social-democristiane della prima repubblica.
E nella prima repubblica chi ha comandato non era certo Berlusconi.
Riformare l’Italia vuol dire sconfessare i primi 50 anni della Repubblica e quelli che c’erano.
Senza contare che un giorno inseguono i Blair ed i Clinton ed il giorno dopo vanno alla corte di Zapatero, Lula e Chavez.
Confusione di una mente sull’orlo di una crisi di nervi.

Ma perché se c’è questa egemonia della destra, poi le regioni, le città e lo stesso governo vanno in mano alla sinistra?
La risposta la dà lo stesso Serra quando parla di egemonia culturale.
Alla destra mancano le Coop, alla destra mancano le banche, alla destra mancano anche le industrie ed i poteri forti.
Alla destra, e questa è la cosa più strana, manca anche il “tessuto” per fare “cultura”: quanti oggi sono quelli che si possono definire intellettuali di destra?
Il rapporto con quelli che la sinistra ha piazzato nei posti che contano sarà 200 a 1.
Eccola lì l’egemonia culturale della Destra: se l’idea è buona, nemmeno un rapporto di 200 a 1 la può fermare.
Ferrara, che è stato il vero catalizzatore di tutto questo movimento, nonostante venda pochissime copie, è un punto di riferimento anche per i “terzisti”, ovvero quelli di sinistra che non vogliono più legarsi alla tradizione della falce e martello.

Comprendo che a molti Berlusconi non piaccia o cmq pensano che sia arrivato il momento per lui di farsi da parte: non hanno tutti i torti.
Il guaio è che (molto probabilmente) senza le trovate e le sparate di Berlusconi, le speranze di un cammino sulla strada del “sogno americano” sono ridotte a zero: né Fini né Formigoni sarebbero in grado di garantire quella spinta che Berlusconi oggi dà .
E’ un limite?
Certo che sì.
Ma va superato il prima possibile, sbrigandosi a creare il Partito della Libertà e codificando quel persorso culturale che la Destra ha intrapreso in questi anni.

Noi sappiamo da dove veniamo e dove vogliamo andare.
Sappiamo dove andare in campo economico e perfino in quello dei “valori”.
La sinistra no.

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